LA GROTTA DI SAN MICHELE ARCANGELO RACCONTATA DAL PROFESSOR PAOLO PEDUTO ALLA CONGREGA LETTERARIA DI VIETRI SUL MARE.

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Della storica e suggestiva , una cavità naturale situata su un costone calcareo del Monte Raione, nel Comune di Olevano sul Tusciano, in provincia di Salerno, a ridosso del fiume Tusciano, si è parlato durante il quarto degli “Incontri di Cultura” organizzato, presso l’Oratorio dell’Arciconfraternita della SS. Annunziata e SS. Rosario di Vietri sul Mare, dai direttori artistici de “La Congrega Letteraria”: Antonio Gazia e Alfonso Vincenzo Mauro, con la collaborazione di Francesco Citarella, Daniela Scalese, Mariangela Stanzione, Francesco Barbato, Edoardo Colace e di altri soci del sodalizio vietrese, con il sostegno dell’Amministrazione Comunale, nelle persone del Sindaco, l’avvocato Francesco Benincasa, e dell’Assessore alla Cultura, Giovanni De Simone.   A parlarne, dal punto di vista storico – artistico, della grotta è stato il professor Paolo Peduto, già Ordinario di Archeologia Medievale all’Università di Salerno, che da studioso del territorio salernitano ha partecipato anche agli scavi archeologici del complesso di San Pietro a Corte, del Castello di Arechi e della chiesa di Sant’Andrea De Lama a Salerno.

L’archeologo ha spiegato che la grotta di San Michele Arcangelo è un santuario sorto nel territorio di una Curtis medievale che era sempre composta da tre elementi fondamentali:” Il luogo dell’ amministrazione economica, la Curtis dominica; il luogo della difesa del territorio, il castello, e il luogo dell’anima, il santuario, la chiesa: ad Olevano sul Tusciano, che era uno dei due grandi feudi dell’Arcivescovo di Salerno, insieme a quello di Montecorvino, questi tre elementi di gestione e organizzazione del territorio si sono conservati nel tempo. Anche per questo la Grotta di San Michele Arcangelo è un bene prezioso e straordinario”. Peduto ha anche raccontato che in epoca medievale, tra l’XI e il XII secolo, la grotta di San Michele è stata oggetto di un contenzioso tra il Vescovo di Salerno e l’Abate di Cava:” Ci sono stati anche dei litigi per stabilire chi era effettivamente il proprietario della grotta”. Il professor Peduto ha spiegato, con l’ausilio di alcune slide che proponevano le immagini del sito e i rilievi planimetrici effettuati dalla dottoressa Rosalba Zuccaro, che la Grotta di San Michele è una grotta eremitica naturale dalla lunghezza di 700 metri al cui interno vi sono sei piccole cappelle di grande pregio:” Sono denominate martyrion che significa “luogo dove si ricorda un santo”. Due sono anche affrescate con affreschi del IX secolo. Un settimo altare è all’esterno della grotta: lì dove c’era un minuscolo monastero di cui sono ancora visibili i ruderi”. Peduto ha illustrato il bellissimo affresco raffigurante la visita del monaco Bernardo alla grotta, con altri due monaci inginocchiati davanti alla figura di San Michele Arcangelo:” E’ stato dipinto alla fine del XII secolo dai monaci benedettini. E’ stato scoperto, durante il restauro realizzato della Soprintendenza, dietro ad un contrafforte che sosteneva un muro perimetrale esterno della chiesa principale che si era inclinato”. Il professor Peduto ha raccontato che San Michele Arcangelo è “Un Santo della montagna, della grotta”, che il culto di San Michele è diffuso dai longobardi e che a scoprire la grotta di Olevano sul Tusciano, dal punto di vista scientifico, sono stati il professore – architetto, Luigi Kalby, e Monsignor Arturo Carucci: ” Entrambi hanno pubblicato dei volumi sulla grotta alla quale si accede, dopo aver attraversato un irto sentiero, da un semplice portale “.

Aniello Palumbo

 

 

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